L'Arabia Saudita si è presa anche il tennis Dal 2028 ci sarà un Master 1000

Alla fine l’Arabia Saudita ce l’ha fatta. Dopo il calcio, la F1, il wrestling, la boxe e aver messo le mani sul golf creando la LIV Golf League, ora avrà anche un torneo ATP Master 1000 di tennis. La notizia è stata confermata da SURJ ovvero la divisione sportiva del Public Investment Fund, il più grande fondo sovrano dell'Arabia Saudita. Nel dettaglio dovrebbe trattarsi di un torneo a 56 partecipanti che si disputerà nell’arco di una settimana. Sarà il decimo ATP Master 1000 insieme a Indian Wells, Miami, Montecarlo, Madrid, Roma, Toronto/Montreal, Cincinnati, Shanghai e Parigi. Secondo il comunicato ufficiale dell’ATP la prima edizione è prevista per il 2028 ma non viene indicato a che punto del calendario verrà inserito. The Athletic ha segnalato che potrebbe svolgersi in Febbraio dato che in quel momento della stagione il tennis dopo il primo Slam della stagione in Australia si sposta in Medio Oriente giocando a Doha, Qatar e Dubai.

Il sogno proibito

Che il tennis professionistico maschile fosse il sogno proibito dell’Arabia Saudita era noto a tutti e l’annuncio di un Master 1000 è solo l’ultimo atto di una strategia attuata con precisione passo dopo passo. In campo agonistico l’Arabia Saudita aveva ottenuto i primi successi ottenendo l’organizzazione delle Next Gen ATP Finals, ereditando da Milano il compito, ma soprattutto le WTA Finals ovvero l’ultimo atto della stagione femminile. I big però da queste parti non passavano. Per sopperire a questo bisogno, nel 2024 è nato il Six Kings Slam ovvero un’esibizione tra i sei migliori tennisti al mondo che mette in palio il montepremi più alto di sempre e che sino ad ora è sempre stato vinto da Jannik Sinner. Una serie di eventi che hanno come comune denominatore Saudi Vision 2030, ovvero il programma strategico con cui l’Arabia Saudita per diversificare la sua economia, e lo sportswashing dato che attrarre tutte queste manifestazioni sportive care al mondo occidentale fa sì che passino in secondo piano ogni discussione sulla violazione dei diritti umani.

Dietro le quinte

Ci sono state poi delle mosse dietro le quinte per completare un silent takeover. The Telegraph nel 2024 infatti aveva riportato la notizia per cui il fondo PIF avesse offerto 2 miliardi dollari per facilitare la fusione di ATP e WTA creando un unico grande movimento tennistico che comprendesse uomini e donne. La cosa non è andato in porto ma il potere esercitato dall’Arabia Saudita sul tennis è facilmente misurabile con i soldi che sono stati investiti in ATP e WTA in una partnership strategica pluriennale che ha portato PIF a diventare il main sponsor delle due principali federazioni tennistiche al mondo. Nel caso della WTA questo contratto ha rappresentato un’ancora di salvataggio dati i mancati introiti derivanti dalla pandemia da Covid-19 ma soprattutto dalla decisione di non tenere dei tornei in Cina in risposta a questioni politiche e di violazione dei diritti umani.

Il solito paradosso

Come sempre, quando viene coinvolta l’Arabia Saudita e i suoi soldi, ci si interroga dove si possa tracciare il confine tra opportunità di business e moralità. Il tennis, e in particolare l’ATP, nemmeno si è posto il problema perché nel frattempo i tennisti avevano già deciso di accettare il trattamento da sceicco a loro riservato. Le prime due edizioni del Six Kings Slam avevano evidenziato sin troppo bene la volontà, legittima, dei migliori al mondo di saltare qualche torneo ufficiale dove è richiesto il massimo impegno per accettare l’invito ad esibizioni in cui è garantito un gettone di presenza più alto di qualsiasi premio in denaro possano vincere in un torneo, per di più senza impegnarsi più di troppo e in un clima caldo che riduce al minimo le possibilità di infortunio. Ancora una volta però viene a galla una contraddizione ovvero quella per cui i tennisti si lamentano pubblicamente con l'ATP del calendario troppo fitto di impegni salvo poi non opporsi alla decisione della federazione di giocare un Master 1000 in più, con tutto quello che ci gira intorno tra spese per lo staff e pressioni fisiche e psicologiche, solo perché garantisce soldi extra.