Come le amministrazioni comunali stanno aiutando il calcio I lavori di restyling del Maradona sono l'ultimo esempio

Quando il Comune di Milano ha deliberato per la vendita di San Siro a Inter e Milan, una delle principali analisi sosteneva che l’amministrazione comunale avesse ceduto alle pressioni dei due club, i quali minacciavano di lasciare la città nel caso in cui non avessero ottenuto il via libera per acquistare, e quindi demolire, il Meazza. Il prezzo di vendita, 197 milioni di euro, è considerato troppo basso per quello che a tutti gli effetti è un monumento italiano ma soprattutto era l’indice di un rapporto di soggezione in cui il Comune soffre il potere dei due club.

In generale, nella narrazione che accompagna le notizie di un club intenzionato a costruire un nuovo stadio oppure a ristrutturare quello attualmente esistente, le amministrazioni comunali sono descritte come il nemico. Tra questioni burocratiche, commissioni ambientali, secondi pareri, costi e bandi, i Comuni sembrano in grado di far impantanare qualsiasi progetto per un tornaconto personale. Di fatto quella che ci viene portata alla nostra attenzione è una relazione tossica. Gli esempi negativi non mancano certo, ma allo stesso tempo questa situazione non può essere generalizzata. Anche perché gli Europei 2032, proprio come fu Italia '90, sono un’occasione troppo ghiotta per essere ignorata e per questo motivo ci sono diverse amministrazioni comunali che si sono attivate per lavorare fianco a fianco con i club così da ammodernare i propri impianti.

Firenze

Ad esempio a Firenze, l’amministrazione comunale ha preso una decisione forte quando si è fatta carico dei lavori di ristrutturazione dell’Artemio Franchi. I fondi per attivare quest’opera sono arrivati in parte anche dal PNRR con il Comune che ha disposto che 55 dei 157 milioni di euro ottenuti dal Governo venissero impiegati proprio per lo stadio di casa della Fiorentina. Questo non è certo l’esempio più virtuoso, dato che il club ha espresso pubblicamente il proprio malcontento per i ritardi nei lavori, ma resta comunque un caso importante. Una situazione in cui un’amministrazione comunale ha deciso di difendere un bene immobile di sua proprietà e restituirgli valore, anche a costo di creare malumori con il suo "inquilino".

Napoli

Un secondo esempio più recente riguarda Napoli dove l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gaetano Manfredi ha ribadito il proprio impegno per i lavori di restyling dello Stadio Diego Armando Maradona. "Questo progetto lo renderà più moderno, sicuro e sostenibile, pronto ad accogliere eventi internazionali e a restituire ai cittadini uno spazio all’altezza della Napoli che vogliamo costruire", si legge nella nota ufficiale diramata dall’amministrazione in seguito all’approvazione da parte della Giunta del piano che porterà ad una nuova configurazione del primo anello oltre che skybox, field box e posti VIP in Tribuna Centrale più una serie di lavori per migliorare la match experience. Un progetto ambizioso voluto fortemente dal Comune per rafforzare la candidatura di Napoli per Euro 2032 e permettere alla città di ospitare un altro evento sportivo dopo la Coppa America del 2027.

Altri esempi

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Venezia e Cagliari sono altre due città in cui l’amministrazione locale si è posta come un partner disponibile per aiutare i club a realizzare nuovi impianti, sia a livello economico sia a livello burocratico. Questo per segnalare una volta di più che le amministrazioni locali non sono il motivo per cui in Italia mancano stadi moderni. La responsabilità principale resta sempre in carico alle società e ad una visione di business poco lungimirante, in cui gli stadi sono stati considerati come dei costi e non come degli investimenti che potessero generare introiti. Questo ha significato anche lasciare la proprietà degli immobili al Comune con la conseguenza di avere poco margine di manovra in termini di lavori.

Ora che bisogna provare a recuperare il tempo perso, in cui i club annunciano di voler costruire nuovi stadi perché l'arretratezza degli impianti italiani nella scala di importanza dei problemi del movimento viene solamente dopo la pirateria, le amministrazioni sono i cattivi che non permettono di compiere questo destino. Senza dimenticare che in molti casi le amministrazioni vengono lasciate sole, con i club che si fanno portavoce di progetti di ristrutturazione in cui la maggior parte dei fondi deve essere pubblica e quindi arrivare dal Comune dato che Governo e Regione difficilmente impegnano i propri fondi per opere come gli stadi che non sono considerati come di importanza primaria.

Così le amministrazioni locali diventano capri espiatori da gettare in pasto ai tifosi, dimenticando che sono l’espressione di una democrazia che permette ad una comunità di scegliere i propri rappresentanti e che spera che quei rappresentanti operino per il bene della comunità. Bisognerebbe cominciare il cambiare il punto di vista: le società di calcio dovrebbero capire che le amministrazioni locali sono un alleato in tema di stadi, non un nemico.